tenerezza è

una ragazzina che, coperta dal suo enorme zaino, attende di spalle in piazzetta per un bacio “al volo” sulla fronte.

un signore che cede il posto a destra alla sua dama in metro, perché lei non sente più da un orecchio e non possono parlarsi e sentirsi altrimenti

Lievemente, Neveesogno

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un +2

Ho preso due chili.
Un +2 che pesa davanti allo specchio, ma che forse pesa meno se cerco di capire di cosa è fatto.
Ho di certo preso qualche etto appena atterrata in Sicilia, profumo e rumore riempiono più di un piatto di penne alla Norma.
Ho inspirato profondamente e forse lì, proprio in quel momento, ho acquistato il primo “più”. Ho respirato a fondo il profumo di salsedine, di terra.
[Quando atterri a “Punta Raisi” senti quasi solo questo, odore di mare.Senti già sulla pelle umida brezza impastata a sale.]
Ah! ecco, anche un po’ di salsedine e umidità che come cozze sugli scogli si attaccano ai corpi.
Ancora troppo poco….
Peseranno forse tanto adesso gli occhi?
Ricolmi di una luce che avevo quasi dimenticato, di un cielo che da il benvenuto con il suo azzurro più fresco?
Di certo saranno più pensanti per aver visto il nero del carbone lì dove ricordavo il giallo dei campi in agosto. Il grigio della terra ancora fumante lì dove il verde non lasciava posto ad altro.
Così arrogante, così spudorato, così fascinosamente verde.
Gli occhi si son riempiti di colori che non avrei mai associato a quella terra, ho respirato l’odore di bruciato, ho fatto la solita smorfia da bambina quando negli occhi di mio padre leggevo “purtroppo noi ci siamo già abituati”.
No, però non ho solo riempito gli occhi di nero, carbone e fumo. Ci sono state, ad esempio, anche lacrime. Lucciconi a non finire. A volte lacrime sgorgate, altre solo immaginate, altre trattenute per pudore.
Ho riempito gli occhi di luci, di fuochi d’artificio, di volti conosciuti e sorrisi di bentornato. Di stupore, il mio e quello altrui.
Di abbracci desiderati, ma ancora separati dalla distanza nelle folle di piazza.
Ho riempito gli occhi con l’azzurro del mare, con il rosso del pomodoro passato per la salsa, con il luccichio sommesso delle luci notturne, amati cieli stellati.
Ho passato qualche ora ad incamerare l’aria della campagna in agosto e i rumori di un paese vivo, anche se solo per qualche giorno.
Però sì, ok… ammetto, non basta ancora… colori e profumi non son ancora abbastanza.
Ho mangiato. Con amore, ho fatto onore alla cucina della mamma e a quella di mamma Sicilia.
Non per golosità, non per ingordigia…. ma per cultura, per piacere.
Ho mangiato con gusto ciò che di buono mi è stato offerto, ciò che di dolce o estremamente salato ho incontrato per il cammino.
Ho pranzato e cenato seduta a tavola con la famiglia, ho lasciato che il cibo sedesse a tavola con noi. Non solo pietanza, ma protagonista di un momento.
Attimi densi.
A casa tutto si complica, discute e risolve seduti ad un tavolo, aggiungendo sedie su sedie.
Poi, tutto si addice ad una birra fresca al bar di sempre, con quelli di sempre, con la musica di sempre.

Ho vissuto 14 giorni di risate, ozio, mare, sale, montagna, verde, nero, nostalgiche presenze, insostenibili assenze. Silenzi e grida.
Ho vissuto la mia Sicilia, così com’è… ansiosa di farsi vivere, con la flemma e l’irrequietezza che non passano inosservati.

il mio +2 pesa già meno, anche davanti allo specchio…
so che è carico di tutto ciò che mi riporta in Sicilia: terra di ritorni, eterni ritorni.
so che è carico di tutto ciò che ancora mi porta lontana, la mancanza.

Lievemente, Neveesogno

portami nel tuo inferno

La curva della mia schiena sia lavagna per le tue mani.
Sfoglio un libro nel tempo del dopo.
Mi volto e ti offro il profilo che non dimentichi, quello del mezzo sorriso, dello sguardo sbadato e dei capelli scomposti.
Inconsapevole, nell’imbarazzo che (non) mi appartiene, riempio di parole lo sguardo della fuga.
Mi passi un brivido sulla pelle.
Tu non ti arrendi.
Sento il gelo e l’inaspettato.
Non sai ancora qual è il movimento.
Mi nascondo nel mio altrove.
Non ti dispiace combattere ancora, un’altra guerra già vinta.
E le curve della schiena si moltiplicano.
E tiro su testa e sguardo.
Non sai più quanta tenerezza nascondono i mezzi sorrisi.
Chiudo gli occhi, affretto i sensi.
Ti fai padrone del contatto e taci.
Spingo al centro ogni emozione.
È una proposta liquida, un gioco.
Mi faccio docile e debole.
Mi fai docile e forte.
Ti sento potente e scomposto.
Ti rendi sfrontato e insolente.
Rido.
Taci.
Mi volto, mi guardi, mi scrivi.
Giochiamo.

e quando non ti sarò più bambina, portami nel tuo inferno.

 

Neveesogno

Sarta per l’esistenza

Un Bildungsroman, che non so come si pronuncia e a cui preferisco l’espressione Romanzo di Formazione.

Un Romanzo di Formazione.
Una Rivelazione.

Ha in sé l’atrocità della crescita, lo sforzo dell’accettazione e la fatica della scoperta.
Ha il sapore di una pazienza che non appartiene a questo tempo, ha l’estasi della vita compiuta.
È una sorta di compagno che, se solo lo avessi saputo prima, avrei letto per tappe.
Non capita spesso di trovare un libro che sia insieme un romanzo e un vademecum. Non capita perché non serve.
Soffriamo una sorta di bulimia di istruzioni.
Pagine, libri, riviste, amici, santoni mediatici: tutto e tutti hanno la boriosa presunzione di indicarci la via. Da tutto e tutti, con la boriosa presunzione di farcela da soli, fuggiamo. Eppure, quando qualcuno o qualcosa si impone con determinazione e con fermezza non possiamo che cedere. Accettiamo sconfitti che da soli non si cresce, non ci si evolve, si resta miseri nella pochezza.
Oggi, e altre volte, si impongono per me le parole.
Si impone la storia raccontata, non l’uomo, non lo scrittore, ma le parole.
Un libro può rivelarsi più illuminante di notti a pensare, più epifanico di angoli bui vissuti in silenzio.
Un libro può raccontarti la tua storia, può parlare al tuo ego senza gonfiarlo.
Le parole hanno la forza di distruggere certezze, più degli uomini. Hanno l’attitudine a demolire e ricostruire più velocemente di quanto è umanamente pensabile.
Delle parole mi fido.
Un libro può rivelare la fame.
Della mia fame, della mia fame di me mi ha parlato
Atti osceni in luogo privato

Non Marco Missiroli, che pure ho imparato a stimare, ma il suo libro.
Eppure, da questo libro, non mi aspettavo certo di esser spogliata e vestita di diverse fogge.
Eppure non mi aspettavo di scoprirmi affamata di questa donna, che non conosco ancora.
Eppure non credevo di averne bisogno.
Eppure non avrei voluto leggere Maturità, Adultità e Nascita.

Ho ripreso la matita e segnato pagine, frasi, idee, concetti.
Ho scritto sulla prima pagina bianca: pag.134 “il rischio si accetta per il sublime”.

Se a 13 anni è stato Il Cammino di Santiago, oggi è Atti osceni in luogo privato a farmi da lente. Non specchio, ma filtro, decodificatore di esistenza.

I Pregiudizi non avrebbero certo presagito tutto questo. I pregiudizi avrebbero parlato solo di curiosità per un libro che mi aspettavo non fosse di certo un porno, come altri hanno osato indovinare. I Pregiudizi avrebbero detto ciò che non sarebbe stato.
Queste righe, invece, raccontano uno strappo che devo imparare a ricucire.
Sarta della vita, sarta per l’esistenza.

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Lievemente, Neveesogno

Ho un pezzo di cuore che batte solo al tuo pensiero.

Stasera batte forte, inspiegabilmente.

Stasera batte più del resto.

Stanotte voglio solo essere incosciente e sperare che possa bastare solo un battito più frenetico.

Lievemente….

I pregiudizi della Neve – Zia Antonia sapeva di menta

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La genesi dell’acquisto di questo libro è insolita, o forse no, è solo in stile.

Giuro, non avevo messo in conto di comprare dei libri, altri libri, non adesso, non prima di aver sfoltito un po’ le pile in camera1 (che un monolocale sembra esser diventata solo libri)… ma a casa si stava facendo un ordine online… vuoi che non ci sia un libro per Neveesogno?Mi metto alla ricerca di qualcosa che mi affascini, che mi seduca. Un libro, un titolo, una storia… ecco un autore! Ho sentito parlare di questo medico scrittore, e io, che scopro la bellezza nel bilico, voglio leggerne le trame. Voglio accarezzare le sue idee, voglio anch’io far parte di quel bilico esistenziale.
Cerca: Andrea Vitali
Io, sapete, non son una a cui piace legger le trame, non mi piace sapere in anticipo cosa mi racconterà di orrendo, divertente, emozionante, sublime, scandaloso, elevato, triste un libro al nostro primo appuntamento. A maggior ragione non leggo le trame di autori di cui son culturalmente vergine.
(ehm… ok! Questa forse è scritta un po’ male, ma non mi viene un altro modo schietto e immediato per dirlo)
Sono una che spesso acquista per istinto, per affinità, per audacia.
Insomma al primo appuntamento preferisco lasciare che l’uomo si racconti, preferisco conoscere la sua versione.
Voglio guardarlo come lui si vede e, solo alla fine, sovrapporre a quel racconto il mio sguardo.
Voglio lasciarmi ammaliare, confondere, e a volte anche deludere, dall’altro. Il primo appuntamento è un rischio, è una puntata troppo alta al casinò. Eppure, se così non fosse, non sarebbe certo sconvolgente come ogni primo appuntamento.
Sapete, ci sono quegli appuntamenti un po’ al buio, quelli organizzati dall’amica, dall’amico, dal fratello, dalla mamma… ecco quelli lì in cui non scegli nulla se non l’abito per stupirlo.
L’incontro con questo libro è stato un appuntamento al buio.
Io ho scelto Vitali, il resto si è scelto.
È andata più o meno così:
Ragazzi, fratello, sorella… mi ascoltate? Devo scegliere un libro. Ho scelto l’autore ma non so quale prendere. Datemi una mano.
Sorella → Come?
Fratello → come fai a scegliere un libro senza sapere di cosa parla?
Dai, ragazzi, tra X (non ricordo quale fosse l’alternativa) e “Zia Antonia sapeva di menta” quale prendo?
Coro → Zia Antonia sapeva di menta.
Ecco com’è andata.

Questo acquisto è stato un po’ la presa per il culo perenne di inizio anno…
Adesso che è arrivato, però, scalza tutti gli altri libri e si piazza il pole position.
Zia Antonia profuma di menta è una carezza di ricordi.
Le caramelle in copertina, le stesse che la donna che non ha più ricordi ci dava durante le passeggiate. Quel sapore è uno dei tanti sapori dei ricordi di quella donna, eppure è l’unico che posso dire autentico, lontano dalle “cucine per mestiere” e vicino ad una nonna. È il sapore di momenti rubati alla quotidianità, è il sapore conquistato, l’unico tra i tanti elargiti. È il ricordo di un posto esatto, di un luogo e un tempo. Due bimbette, una rotonda signora con una borsa quasi vuota, giusto un borsellino, un rosario, le chiavi e un tesoro: il minuscolo forziere di latta delle caramelle delle bimbe buone.
Un premio, o forse solo il momento adatto tra la merenda e la cena estiva…
Il retro è divertente, è come non ne ho ancora visti, eppure di storie di cibo ne ho lette parecchie… il retro è il ricettario di questo primo appuntamento!

Zia Antonia: profuma di menta. C’è altro da aggiungere?”

Non so esattamente cosa mi aspetto, questi sono i pregiudizi.
A breve lo aprirò, a breve mi lascerò vincere da quest’altra storia.
A breve, docilmente, lascerò che il sapore delle caramelle mi torni alla mente, e che anch’io per un attimo possa sapere di menta.
A breve, conoscerò “l’artigiano della parola”2, e io, ad uno come lui, concedo di certo un secondo appuntamento.
Sono pronta, carica di tutti i miei pregiudizi, per questa nuova lettura

Lievemente, Neveesogno

1Ricorda Neveesogno, devi scrivere a riguardo…. Neogrigio lo farò!
2Così ne parla Bruno Quaranta, o meglio: così la copertina dice che Bruno Quaranta lo ha definito.