I pregiudizi della Neve – Zia Antonia sapeva di menta

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La genesi dell’acquisto di questo libro è insolita, o forse no, è solo in stile.

Giuro, non avevo messo in conto di comprare dei libri, altri libri, non adesso, non prima di aver sfoltito un po’ le pile in camera1 (che un monolocale sembra esser diventata solo libri)… ma a casa si stava facendo un ordine online… vuoi che non ci sia un libro per Neveesogno?Mi metto alla ricerca di qualcosa che mi affascini, che mi seduca. Un libro, un titolo, una storia… ecco un autore! Ho sentito parlare di questo medico scrittore, e io, che scopro la bellezza nel bilico, voglio leggerne le trame. Voglio accarezzare le sue idee, voglio anch’io far parte di quel bilico esistenziale.
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Io, sapete, non son una a cui piace legger le trame, non mi piace sapere in anticipo cosa mi racconterà di orrendo, divertente, emozionante, sublime, scandaloso, elevato, triste un libro al nostro primo appuntamento. A maggior ragione non leggo le trame di autori di cui son culturalmente vergine.
(ehm… ok! Questa forse è scritta un po’ male, ma non mi viene un altro modo schietto e immediato per dirlo)
Sono una che spesso acquista per istinto, per affinità, per audacia.
Insomma al primo appuntamento preferisco lasciare che l’uomo si racconti, preferisco conoscere la sua versione.
Voglio guardarlo come lui si vede e, solo alla fine, sovrapporre a quel racconto il mio sguardo.
Voglio lasciarmi ammaliare, confondere, e a volte anche deludere, dall’altro. Il primo appuntamento è un rischio, è una puntata troppo alta al casinò. Eppure, se così non fosse, non sarebbe certo sconvolgente come ogni primo appuntamento.
Sapete, ci sono quegli appuntamenti un po’ al buio, quelli organizzati dall’amica, dall’amico, dal fratello, dalla mamma… ecco quelli lì in cui non scegli nulla se non l’abito per stupirlo.
L’incontro con questo libro è stato un appuntamento al buio.
Io ho scelto Vitali, il resto si è scelto.
È andata più o meno così:
Ragazzi, fratello, sorella… mi ascoltate? Devo scegliere un libro. Ho scelto l’autore ma non so quale prendere. Datemi una mano.
Sorella → Come?
Fratello → come fai a scegliere un libro senza sapere di cosa parla?
Dai, ragazzi, tra X (non ricordo quale fosse l’alternativa) e “Zia Antonia sapeva di menta” quale prendo?
Coro → Zia Antonia sapeva di menta.
Ecco com’è andata.

Questo acquisto è stato un po’ la presa per il culo perenne di inizio anno…
Adesso che è arrivato, però, scalza tutti gli altri libri e si piazza il pole position.
Zia Antonia profuma di menta è una carezza di ricordi.
Le caramelle in copertina, le stesse che la donna che non ha più ricordi ci dava durante le passeggiate. Quel sapore è uno dei tanti sapori dei ricordi di quella donna, eppure è l’unico che posso dire autentico, lontano dalle “cucine per mestiere” e vicino ad una nonna. È il sapore di momenti rubati alla quotidianità, è il sapore conquistato, l’unico tra i tanti elargiti. È il ricordo di un posto esatto, di un luogo e un tempo. Due bimbette, una rotonda signora con una borsa quasi vuota, giusto un borsellino, un rosario, le chiavi e un tesoro: il minuscolo forziere di latta delle caramelle delle bimbe buone.
Un premio, o forse solo il momento adatto tra la merenda e la cena estiva…
Il retro è divertente, è come non ne ho ancora visti, eppure di storie di cibo ne ho lette parecchie… il retro è il ricettario di questo primo appuntamento!

Zia Antonia: profuma di menta. C’è altro da aggiungere?”

Non so esattamente cosa mi aspetto, questi sono i pregiudizi.
A breve lo aprirò, a breve mi lascerò vincere da quest’altra storia.
A breve, docilmente, lascerò che il sapore delle caramelle mi torni alla mente, e che anch’io per un attimo possa sapere di menta.
A breve, conoscerò “l’artigiano della parola”2, e io, ad uno come lui, concedo di certo un secondo appuntamento.
Sono pronta, carica di tutti i miei pregiudizi, per questa nuova lettura

Lievemente, Neveesogno

1Ricorda Neveesogno, devi scrivere a riguardo…. Neogrigio lo farò!
2Così ne parla Bruno Quaranta, o meglio: così la copertina dice che Bruno Quaranta lo ha definito.

 

nostalgica melodia

Del tempo in cui ascoltare la stessa canzone imponeva strette e abbracci. Guardarsi negli occhi per dividere le cuffiette.

Nell’era del “post-TempodelleMele”, la mia, la musica si spartiva nelle orecchie, si passava di cuore in cuore attraverso una cuffietta, in un climax di attenzioni e sospiri e sogni. Dall’attimo in cui passavo un auricolare a qualcuno sapevo già di essermi arresa. 

Prima accanto, litigando per beccare la cuffia sinistra; poi occhi negli occhi per sperare un bacio o un sorriso da baciare. La condivisione fisica e i feedback nascosti dalla timidezza.

Poi arrivò il tempo della scusa, sempre più scusa, per stringersi di piu sugli scooter e ridere in faccia a tuo padre nelle corse incontro al futuro in provincia.

Poi è arrivato “lo sdoppiatore” che iniziò a separare anche l’esperienza.
Lievemente, Neveesogno 

I Pregiudizi della Neve – Testimone inconsapevole

le cuccette degli intercity non sono scomode, Carofiglio deve star attaccato alle mie cosce però

Tempo di Pregiudizi particolari, non come quelli di un libro rapido, perché oggi non desidero rapidità, desidero compagnia.
La scelta del “libro per la lunga traversata” è stata un po’ pilotata, non certo una scelta inconsapevole.
Scrivo i pregiudizi per un autore di cui non ho ancora letto, ahimè, e nel più duro pentimento per non aver ancora mai assaporato il piacere della sua scrittura.
Ma, poiché non credo nel caso, so che Testimone inconsapevole deve essere il libro di questo tempo.
Il libro della traversata.
Sarà Carofiglio, insieme alla gente che da Milano torna al Sud, a farmi compagnia sull’Intecity.
Tra la gente che già assapora pranzi natalizi, abbracci caldi, mani gelide da riscaldare e sorrisi da baciare, ci sarà un magistrato scrittore, nascosto tra le mani piccole di una che ancora non ha compreso il suo sogno, il suo rapimento (perché da qui in poi tutto è cambiato e ha cambiato nome).
Sullo scaffale della libreria, nella stradina in fondo a destra, mi è sembrato proprio il libro adatto a questo viaggio. Adatto al tempo sospeso di un treno. Un caso giudiziario che sembra accordarsi perfettamente con le soste, con il brusio sommesso, con il paesaggio sconnesso fuori dal finestrino.
Sono parole che desidero accordino i miei suoni.
É tempo di trovare il suono giusto.
É un Sellerio, uno di quei libri che a pensarci bene pensi che solo Camilleri scriva per Sellerio.
É un libriccino blu, senza la noiosissima copertina rigida.
È un Sellerio che mi accompagna nella mia Palermo, e forse è stato tutto più che naturale: scegliere qualcosa che si accorda perfettamente con la città che mi aspetta.

Lievemente, Neveesogno

Post-it poetico

Diamo avvio al mio “sabato del villaggio”

Incontro là dove si perde il giorno

Una canzone, parole al posto giusto, l’eco di una poesia nella testa, placida e chiara.

L’eco di pagine spese a ricercarne l’essenza. L’inchiostro sulle mani come i bambini.

Valigie, delusioni, sconforto e grinta.

La mia domenica sarà casa e non mi deluderà come nei versi.

Lievemente, Neveesogno